Fondo di contrasto alla deindustrializzazione delle aziende manifatturiere della regione Lazio. Articolo del blog di Abifin srl

Fondo di Contrasto alla Deindustrializzazione

La guida per le imprese manifatturiere del Lazio

Se guidi un’azienda manifatturiera nel Lazio e stai valutando di comprare nuovi macchinari, ampliare il capannone o digitalizzare la produzione, c’è una misura che vale la pena conoscere a fondo prima di muoverti. Si chiama Fondo di contrasto alla deindustrializzazione: uno strumento pensato per sostenere chi investe nel proprio insediamento produttivo, proprio nei territori dove il tessuto industriale ha più bisogno di essere rafforzato.

In questo articolo spieghiamo, in modo chiaro e senza tecnicismi, che cos’è il bando, a chi si rivolge, quali spese copre e come funziona la valutazione delle domande. L’obiettivo è darti le informazioni giuste per capire se la tua azienda rientra e come arrivare preparato.

Che cos’è il Fondo di contrasto alla deindustrializzazione

Il Fondo di contrasto alla deindustrializzazione è una misura che mette a disposizione 100 milioni di euro a favore delle imprese localizzate nei territori del Consorzio industriale del Lazio. Nasce per contrastare i fenomeni di deindustrializzazione, cioè per aiutare le fabbriche del territorio a non fermarsi ma a rilanciare: modernizzare, crescere, restare competitive.

In pratica, il bando finanzia gli investimenti che potenziano o riqualificano un insediamento produttivo già esistente, oppure che portano all’avvio di una nuova unità produttiva. È gestito, sul piano operativo, da un soggetto gestore che si occupa dell’istruttoria delle domande, dell’erogazione dei contributi e dei controlli.

Il riferimento normativo è il DPCM del 19 maggio 2025, e il contributo è concesso nei limiti del regolamento europeo “de minimis” (Regolamento UE 2023/2831). Su questi due punti torneremo, perché aiutano a leggere correttamente gli importi.

A chi si rivolge: i beneficiari del bando nel Lazio

Il bando è destinato alle imprese manifatturiere. Nel linguaggio del bando significa imprese che svolgono almeno una delle attività della macrovoce C – Attività manifatturiere della classificazione ATECO 2025. Restano quindi fuori, ad esempio, commercio, servizi, agricoltura e attività non industriali.

Possono presentare domanda sia le imprese già insediate nei territori di competenza del Consorzio industriale del Lazio, sia quelle che intendono insediare una nuova unità produttiva nelle stesse aree. In entrambi i casi l’impresa deve essere regolarmente costituita e iscritta al registro delle imprese, e non trovarsi in stato di liquidazione, fallimento o altre procedure concorsuali. Sono inoltre richiesti i requisiti previsti dall’articolo 5 del DPCM del 19 maggio 2025 e l’assenza di condizioni che impediscono di ricevere agevolazioni pubbliche.

Tradotto: conta cosa fa l’azienda (deve essere manifatturiera), dove si trova (nell’area giusta) e la sua regolarità formale. La verifica puntuale dei requisiti, però, va sempre fatta caso per caso.

In quali Comuni deve trovarsi l’impresa

Il perimetro è geografico e definito da una lista chiusa di Comuni: quelli che rientrano nei territori del Consorzio industriale del Lazio, nato dalla fusione dei consorzi industriali storici delle province di Frosinone, Latina, Roma, Viterbo e Rieti. Non basta essere nel Lazio: l’unità produttiva interessata dall’investimento deve trovarsi in uno dei 123 Comuni ammessi.

Questo è uno dei primi controlli da fare, perché condiziona tutto il resto. Se non sei certo che il tuo Comune sia incluso, è il punto da chiarire subito: puoi trovare l’elenco completo di tutti i comuni inclusi nel bando cliccando qui.

Quanto vale il contributo

Il bando prevede un contributo in conto capitale — spesso indicato come contributo a fondo perduto — che può arrivare:

  • fino al 100% delle spese ammesse;
  • fino a un massimo di 300.000 euro per impresa beneficiaria.

Qui serve chiarezza, perché è il punto su cui è più facile farsi un’idea sbagliata. Quel tetto di 300.000 euro non è un assegno garantito: è un importo massimo, che coincide con la soglia del regime “de minimis”. Significa che l’aiuto effettivamente concedibile dipende dalle spese ammesse del progetto e da quanti aiuti in de minimis l’impresa ha già ricevuto in precedenza. Il contributo, quindi, è sempre in base ai requisiti e alla situazione specifica dell’azienda.

Un ulteriore dettaglio utile: le agevolazioni sono cumulabili con altri aiuti, anche de minimis, nei limiti previsti dalla normativa europea, e con incentivi che non rientrano nella disciplina sugli aiuti di Stato, a condizione di non superare il costo ammissibile dell’investimento.

Quali investimenti e spese sono ammissibili

Il progetto deve rientrare in almeno uno di questi ambiti: ristrutturazione o realizzazione dell’immobile in cui si svolge l’attività manifatturiera; ammodernamento e ampliamento per l’innovazione di prodotto e di processo, comprese le innovazioni tecnologiche e la digitalizzazione dei processi; investimenti immateriali; conversione green di attività a forte impatto ambientale verso modelli più sostenibili; avvio di nuove unità produttive.

Sul fronte delle spese, rientrano tipicamente:

  • macchinari, impianti, arredi e attrezzature nuovi di fabbrica, comprese le spese di installazione;
  • opere murarie e opere impiantistiche strumentali;
  • immobilizzazioni immateriali.

Cosa invece non rientra

Non sono ammissibili, tra le altre, le spese per: consulenze specialistiche, leasing (locazione finanziaria), macchinari e attrezzature usati, acquisto o locazione di terreni e fabbricati, costi di funzionamento, formazione del personale, trasporti, imposte e tasse (l’IVA è ammissibile solo se non recuperabile) e intermediazione commerciale.

Restano fuori anche le spese già agevolate dalle precedenti edizioni del Fondo (2021 e 2022). Conoscere in anticipo cosa non passa evita di costruire un progetto su voci che verrebbero escluse.

Finestra temporale delle spese e valutazione allo sportello

Due elementi rendono questa misura particolarmente interessante da presidiare per tempo.

Il primo è la finestra temporale delle spese: sono ammissibili i costi sostenuti dall’8 maggio 2024 al 31 dicembre 2028. Questo significa che, in base ai requisiti, anche investimenti già avviati potrebbero rientrare — un aspetto da valutare con attenzione sul singolo progetto.

Il secondo è il meccanismo di valutazione: le domande vengono esaminate a sportello, cioè in ordine cronologico di presentazione, fino a esaurimento delle risorse. Non è una graduatoria per punteggio: chi arriva prima e in regola ha semplicemente più possibilità di ottenere il contributo. Per questo la preparazione anticipata del progetto e della documentazione fa la differenza.

La finestra ufficiale di presentazione delle domande inizia dalle ore 12.00 del 28 settembre 2026 e finisce alle ore 12.00 del 30 ottobre 2026.

Il bando prevede anche la possibilità di richiedere, a certe condizioni e previa garanzia fideiussoria, un’anticipazione pari al 50% del contributo concesso: uno strumento utile per non bloccare cassa durante l’investimento, da valutare insieme in base alla situazione dell’azienda.

Come arrivare preparati alla domanda

Requisiti, spese, tempi: fin qui il quadro è chiaro. La parte più delicata resta il come: preparare il progetto, mettere in fila la documentazione e presentare la domanda nel modo corretto, senza errori che possono costare l’esclusione.

Proprio per questo abbiamo organizzato un webinar dedicato alle imprese manifatturiere del Lazio, con un nostro consulente che spiega passo dopo passo come funziona il bando e risponde alle domande in diretta. È un incontro informativo. Per vedere la registrazione clicca qui — Fondo Deindustrializzazione Lazio: Webinar per Manifatturiere – Abifin.

Il primo passo, capire se rientri

Il Fondo di contrasto alla deindustrializzazione è un’opportunità concreta per il rilancio industriale del territorio, ma richiede lettura attenta dei requisiti, un progetto ben costruito e tempismo. In Abifin seguiamo le imprese in tutte le fasi, dall’analisi iniziale fino alla presentazione della pratica, con una sede nel Lazio che ci tiene vicini alle aziende del territorio.

Il primo passo, però, è capire se la tua azienda rientra e con quali margini. Da qui parte tutto: approfondisci il Fondo di Contrasto alla Deindustrializzazione e valutiamo insieme il tuo caso.